ricordo un'estate in cui ero andato in vacanza con una mia vecchia fiamma, una ragazza più giovane di me, appena maturata al liceo. Io non ero dell'avviso di fare le vacanze assieme, ma lei insistè molto, così alla fine dovetti accontentarla.
Era una ragazza davvero bella: i capelli erano di un biondo scuro molto magnetico. Quando il sole li colpiva, emanavano riflessi d'oro pur mantenendo, all'apparenza, tonalità brune, quasi come si trattasse di un metallo sconosciuto in grado di assorbire la luce ridonandola all'esterno a suo piacimento. Il viso era quello pulito e regolare di un'adolescente non ancora del tutto cresciuta, sopracciglia fini, labbra carnose senza essere volgari, nasino dritto, volto tondeggiante, fronte spaziosa e mento smussato. Ma la bellezza del volto era solo il preludio per la perfezione del suo corpo, e in particolare delle sue tette.
Quando la vidi la prima volta rimasi infatti abbagliato dall'enormità dei suoi meloni. Lei era moltoimbarazzata di non poter nascondere quell'ottava naturale, e per reazione vestiva sempre abiti larghi, ma inutilmente: le curve generose trasparivano ugualmente, facendo voltare tutti per strada. La prima volta che siamo rimasti soli in intimità, non lo scorderò mai, le sollevai la felpa, scoprendo un reggiseno maggiorato che a malapena conteneva le due tettone, tanto che il capezzolo destro spuntava dall'orlo in pizzo con la sua larga corona chiara.
Per più di due ore mi levai ogni voglia umana su quelle due angurie: le strizzai, le morsi, le succhiai, le pizzicai in ogni punto, le scossi come si scuote una damigiana per sentire se c'è ancora vino dentro, mi stesi sul letto e la costrinsi a farmele oscillare sulla faccia, le spalmai una con mayonese e una con ketchup, costringendola poi a imboccarmi con delle patatine che avevamo comprato per uno spuntino intingendole direttamente sulle sue zucche; ci infilai in mezzo il cazzo in una serie di spagnole ifinita, venendole ora in faccia, ora sui capezzoli, ora sul collo. Ogni volta che venivo mi bastava vedere la mia ragazza andare a sciacquarsi in bagno le tettone, facendole ondeggiare leggermente, per tornare in erezione. Dopo la terza sborrata lei smise di andarsi a lavare, e la inondai dalle tette alla fronte!
Insomma, avevamo un rapporto intenso. Portarla al mare come lei aveva tanto desiderato mi preoccupava, perchè non volevo che qualcuno potesse vederla. Del resto sapevo che era una ragazza fedele, e alla fine mi misi il cuore in pace. Ma non la conoscevo bene. Subito il primo pomeriggio che ci recammo in spiaggia lei sfoderò un completino da paura: tanga nero e reggiseno bianco con copritette triangolari minuscoli. Aveva preso la misura più grande nel negozio per il reggitette, ma il triangolino copriva a malapena i capezzoli, che fuoriuscivano dai lati di stoffa bianca in falci di luna imbarazzanti. Anche il tanga era da film porno, in quanto sul culo si limitava a una strisciolina nera che non copriva nemmeno l'inizio del solco delle natiche in alto, mentre sulla vagina lasciava scoperti i lati esterni delle grandi labbra, perfettamente depilati. Mi ripromisi di fare una buona litigata sulla sua tenuta, ma non subito, in quanto desideravo godermi il primo bagno in santa pace
. Così iniziammo a prendere il sole, stesi su due lettini. Poco dopo lei, si chiamava Elena, mi dice che ha caldo, e mi chiede di fare un salto al bar, a comprarle del the freddo. Vado di corsa, anche perchè mi fa sempre piacere passeggiare tra le bagnanti che prendono il sole, specie se in topless. Fu in questa breve passeggiata che misi gli occhi su una statuaria nera, avvolta in un due pezzi tigrato, molto muscolosa ed atletica, con due tettine piccole ma che, da come trasparivano da sotto il nylon giallo e nero, dovevano essere sode e dure come pietra. Era stesa a pancia in giù, e permetteva a chiunque di posare gli occhi su due natiche grandi e toniche, due vere pietre nere, messe in bella mostra dal perizoma. Istintivamente mi portai, senza quasi pensarci, la mano sul cazzo, e lei dovette accorgersene, perchè sorrise con aria maliziosa, guardandomi dritto negli occhi. Colsi la palla al balzo: "Scusi se la disturbo, non le dispiacerebbe se mi permettessi di offrirle qualcosa al bar?" lei rispose semplicemente: "Per nulla!" e si alzò, seguendomi verso il locale vicino alla spiaggia.
"A cosa devo il piacere?" disse la donna, con forte accento sudamericano, molto sensuale e profondo. "Beh" dissi imbarazzato "credo che lei sia ben consapevole del fatto che è una donna stupenda! Chiunque pagherebbe per poterle stare solo vicino!" Lei sorrise, mettendo in mostra una dentatura perfetta e bianchissima. Camminandole a fianco mi resi conto della muscolatura perfetta che aveva sulle braccia e sulla schiena, e mi arrapai ancora di più. Arrivati al bar ci sedemmo a un tavolino, tanto potevo dire a Elena di aver trovato coda, e sapevo che non ci avrei messo più di dieci minuti a chiedere alla bellissima moretta il numero di cellulare. Fu lei invece, stranamente, a prendere l'iniziativa: "Sei solo qui?" io balbettai: "Beh, non proprio solo... in realtà a volte, come ad esempio adesso, mi piacerebbe esserlo...!" lei rise a bassa voce, prendendo in bocca con una mossa stranissima della lingua la cannuccia del suo succo. "Povera donna... parlo della tua ragazza! Deve avere delle corna enormi! Però non posso darti torto sai? E credo che con quel ... ci siamo capiti? Tu faccia contente molte ragazze!" Io feci un salto sulla sedia.
COme era possibile che un pezzo di fica così ci provasse così apertamente con me?! Ad ogni modo mi ripresi dalla sorpresa e decisi di tentare il tutto per tutto: "Senti, io ho voglia... Che ne dici se ce ne andiamo un attimo nei box per cambiarsi che sono qui davanti? Oppure stasera ci vediamo da te..." Lei sorrise e rispose: "A me va bene anche subito. Sì, ti aspetto al terzo box qui davanti. Intanto tu paga!" Ero in erezione completa,e sotto i boxer sentivo sbattere il fusto caldo e sudato del mio cazzo, ma mi alzai di corsa e andai a pagare. Mi precipitai fuori, poi andai a bussare al terzo box. Mi aprì proprio lei, la mia moracciona col culo di marmo. Si era sfilata il reggiseno, e mi mostrava senza pudore due tettine nere, coronate da due capezzoli a punta, rigidi rigidi, che subito presi in bocca, mordicchiando delicatamente.
La abbracciai e portai subito le mani alle due chiappe sode, di cui saggiai la consistenza con un paio di sculacciate che mi lasciarono soddisfatto. Mi staccai dai capezzoli e incrociammo le nostre lingue. La sua era carnosa e profumata di succo all'ananas, e vorticava impetuosa nella mia bocca, umida e grossa. Seguendo il mio desiderio volli infilarle un dito in figa, così le slacciai il nodo all'anca destra del perizoma, escesi con la mano alla sua vulva. Fu a quel punto che invece di una fichetta depilata e nera, aperta sul rosa delle piccole labbra come un riccio di mare, sentii nella mia mano la ben diversa consistenza di un pene gigantesco.
Per istinto mi staccai e abbassai lo sguardo. Di fronte a me c'era un cazzone d'ebano enorme, già scappellato e in tiro, pulsante di desiderio e fremente sopra uno scroto perfettamente depilato e sodo.
"Porca troia, sei un trans!" esclamai senza riuscire a togliere lo sgurado da quel nerchione. "Sì caro, ti faccio schifo? Vuoi scappare?" rispose lei, toccandosi piano la punta della cappella. "Schifo? Macchè!" risposi. "sei stupenda! O stupendo se preferisci! posso scendere un attimo a dare un bacetto al tuo cazzone?" Lei non rispose, ma, sorridendo soddisfatta, mi prese per le spalle e,datomi un ultimo bacio con lingua, mi tirò verso il basso. Mi inginocchiai di fronte a più di venti cm di cazzone lucido e nero. Lei mi prese i capelli dietro la nuca, e spinse delicatamente la mia testa verso il suo membro. La cappella sfiorò le mie labbra, e sentii che si espandeva, inturgindendosi ulteriormente. La baciai sull'uretra, e socchiusi la bocca quel tanto che bastava per darle modo di penetrarla. Subito, con un colpo di bacino, il trans mi infilò tutto il cazzo in gola.
Dovetti aprire la bocca al massimo per accogliere quel fusto gigante dentro di me. Arrivata alle tonsille, la trans iniziò a spingere ritmicamente, impedendomi di ritrarmi con la mano sulla nuca. Del resto io non volevo in alcun modo togliermi dalla gola quel pene gigante, e anzi, desiderando prendere quanto più possibile, passai le mani dietro le sue natiche, estrassi la lingua, facendola scivolare sotto il suo scroto, e spinsi ancora più in fondo la cappella, che superò, provocandomi un conato di vomito che repressi, l'ugola e le tonsille, occupandomi l'inizio della trachea. Respiravo a fatica, ma ora le palle della trans moretta erano arrivate all'altezza del labbro inferiore, e con la lingua potevo ripassarle per bene.
La trans godeva in silenzio, spingendo sempre di più il cazzo in gola. Ad un tratto però lo sfilò, dandomi modo di respirare e di succhiare bene la cappella, in un pompino più tradizionale. Sentivo i tessuti caldi dilatarsi e indurirsi quando li massaggiavo con la lingua, e cercavo i punti che so essere più sensibili nel cazzo, ossia la punta della cappella, lacongiuntura tra cappella inferiore e fusto, e ovviamente le palle. La trans ad un tratto mi sfilò il cazzo di bocca, e disse senza mezzi termini: "Voglio il tuo culetto tesoro!" Io non seppi fare altro che sfilarmi prontamente i boxer e inginocchiarmi davanti a lei, porgendole, a novanta gradi, il mio buchetto vergine.
Per prima cosa lei lo bagnò ben bene di saliva e di crema solare. IO godevo, sentendo la sua lingua e le sue dita esperte muoversi sulla parte esterna del mio ano. Poi sentii che si inginocchiava dietro di me. Avvertii il calore e la mole della cappella sul solco delle mie natiche. Era davvero grosso! Lei per un po' fece scivolare avanti e indietro il cazzone sul solco del mio culo, arrapandomi sempre più. Le piaceva vedere le contrazioni del mio ano, così diceva. Poi, finalmente, appoggiò la cappella sul buchetto, e io mi concentrai. Avevo sodomizzato diverse ragazze, sapevo che per accogliere meglio il cazzo nel culo bisogna rilassare i muscoli e inspirare quando la cappella penetra lo sfintere.
Ma quando la moretta spinse con forsa, sentii chiaramente le pareti del mio buchetto cedere sotto la pressione, e la cappella farsi largo dentro me. Il primo colpo che ricevetti fu molto duro, e il cazzo penetrò solo pochi centimetri, lasciando del resto la parte più grossa della cappella proprio sul passaggio dello sfintere più piccolo.
Il dolore fu molto, ma la trans fu brava ad estrarre subito il cazzo e a massaggiarmi piano le pareti doloranti con un dito. Quando il dolore si attenuò, tornò a appoggiare il cazzo sull'ano, ma questa volta mi prese per una spalla, come a tenermi per il contraccolpo, e capii che questa volta faceva sul serio. Infatti sentii la pressione del cazzo crescere sul mio culo, sentii le pareti dell'ano, ben lubrificate, scivolare sulla cappella, inglobandola con un rumore sordo per intero. Sentii il fusto scivolare nel buchetto e conemporaneamente sentii un serpente di fuoco farsi largo in me.
Fu un attimo eterno, ma finalmente la penetrazione giunse al termine, e le palle sbatterono contro le mie chiappe lucide di saliva e doposole. Allora la trans iniziò a pompare, prima piano, facendo appena scivolare un centimetro o due di cazzo fuori e dentro dal culo. Il risucchio che si creava mi faceva impazzire di piacere, e contraevo lo sfintere attorno al grosso fusto che usciva ed entrava in me, facendo grugnire di piacere la trans, che ora aveva iniziato a stantuffarmi per bene, estraendo il cazzo fino alla cappella, per poi reimmergerlo nel caldo del mio culetto con un colpo deciso. Quando estraeva il nerchione lo lubrificava abbondantemente di doposole, così scivolava ottimamente fino in fondo al mio povero culetto.
A quel punto ebbi un'idea, chiesi che uscisse un po' dal mio intestino e, approfittando della pausa per riempirmi nuovamente la bocca con quel cazzone monumentale con qualche bella ciucciata, mi girai a pancia in su, dopodichè sollevai le gambe all'indietro, come se fossi in procinto di fare una capriola a rovescio, e mi piegai su me stesso il più possibile, cosicchè mi trovai ad avere la testa tra le ginocchia, il mio cazzo in tiro sospeso sulla faccia e il culo bello in alto.
A quel punto il trans capì, e si sitemò in piedi sopra di me, con le gambe divaricate. Io avevo il suo culo perfettamente sulla perpendicolare del mio viso, e mi godevo il superbo spettacolo delle gambe statuarie che salivano fino a culminare in quelle chiappe marmoree che avrei schiaffeggiato per ore.
La bella moretta fece colare della saliva sul mio buchetto, dopodichè vi appoggiò la cappella rovente. Avevo lo sfintere così dilatato che il cazzo entrò senza resistenza, e scivolò fino alla base dentro di me. La nuova posizione non solo mi dava sensazioni stupende nel culo, ma mi eccitava da morire, perchè in pratica riuscivo a vedere il cazzone apparire e scomparire nel mio culetto, e contemporaneamente potevo osservare il mio cazzo e le chiappe del trans, impegnato a pomparmi nel culo. Dopo qualche minuto io iniziai a masturbarmi, e le contrazioni dello sfintere che ne derivarono diedero nuovi stimoli alla ragazza cazzuta, che accelerò i colpi di bacino. Ad un tratto ebbe un'idea superba: alternò il mio culo alla mia bocca: estraeva il cazzone e me lo infilava, accucciandosi leggermente, a fondo fino in gola, così mi trovavo ad avere il suo scroto sul naso e le chiappe aperte e dilatate sul buchetto nero e depilato dritte sugli occhi. Quando lo avevo succhiato per bene, lo estraeva e me lo sbatteva nuovamente in culo.
Andammo avanti con questa alternanza culo-bocca per qualche minuto, durante il quale godetti davvero come una puttana, assaporando il gusto del cazzone intriso dei miei succhi anali e il gusto delle palle che ogni tanto, giusto per cambiare, il trans mi offriva da leccare, sbattendomi contemporaneamente il cazzo sui capezzoli. Ovviamente, mentre il suo membro latitava dal mio culetto, il trans ne approfittava per farmigodere con le mani, penetrandomi con le sue lunghe dita fino alla nocca. Finalmente esclamai: "Sto per venire! Vieni con me, vienimi in faccia!" Iniziai a menarmi il cazzo freneticamente, con la mia cappella turgidissima e ultradilatata sospesa sulla mia faccia, mentre il trans si inginocchiò un po' dietro il mio capo, appoggiando la cappella sulla mia fronte e massaggiando delicatamente il fusto.
Venni per primo, e una serie isterica e interminabile di schizzi di sperma mi piovve in bocca, che tenevo avidamente aperta, e sulla faccia. Gemevo di piacere, e al tempo stesso, con la mano libera, cercavo il cazzo del trans, per stimolarne la sborrata. Infatti la moretta iniziò a guaire forte, e a muovere il cazzo sulla mia faccia, finchè non eiaculò abbondantemente: il primo schizzo era così abbondante e violento che mi arrivò all'ombelico, tracciando una linea bianca di sboro dalla fronte fino al bacino. Poi a ritmo impressionante il suo cazzo spruzzò dei fiotti bollenti, meno violenti, che mi colarono in pieno viso. Il trans dirigeva il suo cazzo come un idrante, riempiendo di sperma con metodo ogni angolo del mio povero volto. I primi due getti mi colpirono agli occhi e agli zigomi; un terzo mi raggiunse sul naso, coprendolo completamente di crema calda. Un quarto e un quinto mi riempirono le labbra e arrivarono alla lingua, che tenevo completamente fuori, assetata di sboro. Arrivato qui, il trans mi infilò il cazzo in bocca, fottendola con violenza, mentre con le mani mi spalmava il suo sboro su tutta la faccia e i capelli.
Il fatto è che non aveva ancora finito di venire, e sentivo altri getti che mi colavano sulla gola e tra i denti. Ovviamente non aspettavo altro, e ingoiai prontamente quel ben di dio, succhiando avidamente la cappella più forte che potevo.
Quando ci fummo rivestiti e risistemati, ci scambiammo i cellulari, con il patto di trovarsi ancora per scoparci a vicenda. Dopodichè aprii il box e mi diressi verso la vicina doccia, per sciacquarmi il viso e la bocca ancora coperti di sperma ormai quasi secco. Mentre l'acqua correva lungo il mio corpo e rinfrescava in particolare le mie chiappe ancora brucianti, mi ricordai improvvisamente di Elena, che avevo lasciato ormai da un'ora sotto l'ombrellone! A quel punto mi diressi di corsa verso la nostra postazione e lì giunto vidi uno spettacolo che mi lasciò di stucco: Elena era distesa ancora nel lettino, a pancia in su, e sembrava dormire.
Forse muovendosi nel sonno, il reggitette, che aveva il difficile compito di contenere le sue tettone giganti, era scivolato via, scoprendo completamente i capezzoloni già seminudi prima. A quell'insperato spettacolo si era raccolta una vera folla di uomini e ragazzi, alcuni muniti anche di telecamere e macchinette fotografiche, e si godevano la vista di quei seni enormi. Addirittura, due di loro, due ragazzi circa della mia età, si erano seduti ai lati del lettuccio e senza tanti complimenti si erano messi a massaggiare le grosse zinne di Elena che, nel sonno, lasciava fare. Arrivai di corsa, gettai un asciugamano addosso alla mia ragazza e presi a insultare tutti, fuori di me.
Molti se ne andarono ridendo, mentre due, quasi senza considerarmi, visto che Elena in quel trambusto si era svegliata si rivolsero a lei dicendo: "Ehi bella tettona, vieni stasera a Villa Azalea. C'è una festa e una gara per Miss Tette da spiaggia! Tu vinci senza problemi sai?" e, lasciatole il loro numero, se ne erano andati.
Racconti erotici amatoriali inviati dagli utenti, storie incredibili forse di fantasia , forse vere di sesso di ogni tipo, ma comunque sempre eccitanti. Inviate la vostra vostra storia erotica !